Dichiarazione universale dei diritti umani: la scuola di Orani testimonia l'articolo 23


Articolo 23

Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.
Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
Ogni individuo che lavora ha diritto ad una rimunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.
Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.

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Dichiarazione universale dei diritti umani: la scuola di Orani testimonia l'articolo 23



La classe II A della Scuola Secondaria “S.Manca” di Sarule ha partecipato al Concorso “Testimoni dei diritti”,  con l’approfondimento dell’art.23 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, relativo
al diritto al lavoro.
Tale scelta è scaturita dalla consapevolezza che in questo momento storico la disoccupazione, soprattutto giovanile, sta strangolando ogni
sogno di progettualità, motore irrinunciabile al progresso dell’umanità.
Quello del “lavoro che non c’è” è  un problema mondiale, dovuto, a quanto si è potuto constatare, ad una gravissima crisi economica, oltre che a scelte politiche miopi e a  ciechi egoismi.
Dopo aver dato uno sguardo agli indici della disoccupazione nazionale ed internazionale, ci si è soffermati sull’analisi occupazionale del  territorio di appartenenza,  Sarule e il Nuorese, da cui è emerso  che nel centro Sardegna la disoccupazione giovanile ha raggiunto il 25%.
L’ analisi è partita dallo studio attento del “Piano di sviluppo locale “ del 2006, elaborato  dall’Amministrazione Comunale di Sarule, con lo scopo di realizzare un progetto di sviluppo che consenta ad un territorio tanto in crisi di avviare efficaci strategie di ripresa economica, sociale e culturale che consentano di progettare un futuro
“possibile” e sostenibile. E’emerso che la situazione socio-economica del nuorese, ed in particolare di Sarule, è caratterizzata da:
-un alto tasso di disoccupazione giovanile (25%);
-una scarsa iniziativa imprenditoriale;
-carenza di capacità di autofinanziamento;
-scarsa conoscenza dei mercati esteri;
-mancanza di infrastrutture.
Urge, pertanto, promuovere una crescita socio-economica a partire dai bisogni della popolazione, dalle professionalità, dalle risorse  e dalle imprese locali , puntando sullo sviluppo della piccola micro-
impresa, in sintonia con le iniziative provinciali, regionali, azionali e comunitarie.
Pertanto, il Piano  ha previsto, ai fini occupazionali, :
-la valorizzazione del patrimonio naturalistico-ambientale;
-la valorizzazione del patrimonio storico-archeologico;
-il potenziamento e lo sviluppo del sistema produttivo agro-limentare, nonché di quello artigianale.
E’ necessario promuovere, inoltre, una strategia  di sviluppo “dal basso”, che non rincorra solo interventi economici dall’alto alle grandi imprese che, spesso, si impadroniscono dei finanziamenti e, poi, abbandonano il campo, senza alcun rispetto per il lavoratore e i suoi progetti di miglioramento sociale.
Questo è quanto emerso dagli incontri della classe II A con esponenti sindacali provinciali, con imprenditori locali, con presidenti dei Consorzi industriali, con i quali si è discusso, soprattutto, della
crisi irreparabile dell’industria petrolchimica in Sardegna, nata egli anni Settanta su iniziativa statale, che, solo ad Ottana, aveva creato 2700 posti di lavoro, di cui oggi ne sopravvivono 400 in virtù del “Contratto d’area”, giudicato fallimentare dal momento che dei ventisette progetti finanziati ne sono stati realizzati molti meno.
anche in questo caso c’è stato uno sperpero di denaro pubblico a cui è seguito un nulla di fatto.
L’ex Presidente del Consorzio nazionale Artigiani per la Sardegna, il ig. Mario Cavada, convinto delle notevoli potenzialità dello sviluppo della piccola-medio impresa locale, ha fondato il Consorzio F.I.D.I., con lo scopo di offrire all’imprenditoria giovanile le garanzie per accedere a fondi bancari, altrimenti proibitivi.
Egli ha sottolineato, inoltre, l’importanza di una formazione competitiva dei giovani, adeguata ai nuovi modelli di consumo: da qui il suo appello al mondo della Scuola, affinché promuova un apprendimento al passo con i sistemi produttivi reali.
Quale futuro, dunque, per questo territorio?
Per ridare ossigeno ad un territorio prostrato economicamente, come ha ricordato il Presidente Napolitano in visita in Sardegna il 21-22 febbraio 2012, è necessaria una seria volontà di cambiamento e un responsabile impegno della popolazione locale, che deve diventare protagonista dello sviluppo, di un futuro che sarà così come essa
stessa, e non gli altri, lo costruirà, attraverso una partecipazione attiva e fattiva, al passo con  i mercati mondiali, ma, soprattutto, rispettosa non solo del lavoro, ma del lavoratore.