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Dichiarazione universale dei diritti umani: la scuola Bovio testimonia l'articolo 3


Articolo 3
Ogni individuo ha diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona.

 

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22 aprile 2010 La certezza della pena!?!?
12 aprile 2010. Un’altra esperienza indimenticabile:siamo stati al Palazzo di Giustizia della nostra Città. La data del nostro viaggio a Roma per illustrare in Senato la nostra testimonianza sull’art.3 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo ed,in particolare,sul diritto alla Sicurezza di ogni individuo,è ormai vicina e la visita al Tribunale di Foggia costituisce la penultima tappa del nostro percorso di indagine,prima di incontrare l’Assessore alla Sicurezza del Comune di Foggia per un’intervista proprio nella nostra Scuola,tra qualche giorno. E’ bello e moderno il Palazzo di Giustizia della nostra città,situato su una specie di collinetta,in una zona abbastanza centrale. All’entrata non passa inosservata la presenza di guardie giurate e di cartelli con l’indicazione dei vari uffici giudiziari presenti nella struttura. Ci ha accolto il Giudice dott. Buccaro che si occupa dei processi penali e siamo stati a parlare con lui per buona parte della mattinata nella Corte di Assise,dove si svolgono prevalentemente processi penali che,oggi,ha ospitato solo noi e le nostre insegnanti e fortunatamente ,dietro le inferriate ,ai lati dell’aula,… nessun imputato! Con lui abbiamo parlato del problema relativo alla mancanza della certezza della pena. La Convenzione europea dei diritti dell’uomo ha istituito il cosiddetto “giusto processo”, introdotto nel nostro ordinamento nel 1999 con la modifica dell’art. 111 della Costituzione. Si è introdotto il principio della ragionevole durata del processo con il quale si stabilisce che nel processo penale la persona accusata di reato deve nel più breve tempo possibile essere messa in condizione di veder provata la propria colpevolezza, quando ve ne siano le ragioni. Ebbene, nel nostro sistema tale enunciazione è rimasta solo sulla carta in quanto vi sono svariate situazioni che rendono il processo penale troppo lungo, si impiega troppo tempo per assicurare il condannato in carcere affinchè sconti la pena. Il Giudice ci ha spiegato che il più delle volte essa non può essere applicata a causa della durata irragionevole dei processi penali,che caratterizza la giustizia in gran parte del territorio italiano. Ci ha detto che non è colpa né dei Giudici né degli Avvocati , che svolgono entrambi ottimamente il loro lavoro. Da lui abbiamo appreso che un processo penale difficilmente riesce a completarsi in un giorno o in poche udienze,perché è necessario ascoltare parecchi testimoni, pur essendo gli stessi stati in precedenza ascoltati dal Pubblico Ministero o dalla Polizia, nella fase delle indagini e cioè nella fase della raccolta delle prove. Infatti, il Giudice Penale, prima di emettere una sentenza, deve poter valutare tutta l’attività che ha svolto il Pubblico Ministero in precedenza per verificare se i testimoni,da lui prima ascoltati ,possano fornire elementi utili per la decisione finale e,ciò,per poter decidere se una persona è responsabile o meno di un determinato reato. Per farlo deve necessariamente ascoltare i testimoni che il Pubblico Ministero propone che devono essere sottoposti sia alle domande di quest’ultimo che a quelle dell’Avvocato difensore. E’ molto difficile reperire i testimoni in una stessa giornata; per molti di essi può costituire un problema raggiungere il Palazzo di Giustizia proprio il giorno in cui devono essere ascoltati , magari per impegni precedentemente assunti o per altri motivi, ma, spesso, non riescono a percepire quanto possa essere importante la loro presenza il giorno dell’udienza, magari a distanza di mesi o anni dopo aver reso la loro testimonianza ai Poliziotti o al Pubblico Ministero :pensano che sia utile la loro presenza e che il Giudice possa decidere anche senza il loro contributo . Ecco allora la necessità di rinviare e per obbligarli alla presenza , in caso di ripetute assenze senza giustificato motivo , bisogna condannarli al pagamento di una somma di denaro oppure mandarli a prendere dalle Forze dell’Ordine nei casi più estremi . Molte volte , inoltre , accade che i testimoni sono presenti , ma risulta assente giustificato l’imputato o, addirittura, il difensore . Tutto ciò porta via del tempo ed i rinvii diventarono numerosi e poi , in caso di condanna , c’è l’appello , un altro giudizio e poi la cassazione , cioè un altro giudizio ancora e , prima di arrivare ad una condanna definitiva … passano anni e , nel frattempo , se arrestato , l’imputato può essere scarcerato e … commettere altri reati . A ciò si aggiunga il numero esiguo di magistrati a fronte di un notevole numero di avvocati, cancellieri insufficienti che, se in pensione, non vengono sostituiti da altri di nuova nomina in quanto non vi sono più concorsi . Le cause diventano sempre più numerose e non si riesce a smaltire l’arretrato , anche per mancanza di un numero sufficiente di giudici , nonostante l’impegno di quelli già esistenti nel nostro territorio , costretti , assieme agli avvocati , a fare le udienze , fino a pomeriggio inoltrato con notevoli disagi per tutti . Né dobbiamo dimenticare la prescrizione che incide proprio sulla certezza della pena ed è figlia delle lungaggini processuali: se decorre il tempo prescritto dalla legge, quel reato non può essere più oggetto di processo A nostre specifiche domande sull’istituzione di una Sezione distaccata della Corte di Appello e del Tribunale dei Minorenni , il nostro paziente interlocutore , senza esitazione , ha affermato che indubbiamente potrebbe essere una possibile soluzione al problema dell’emergenza criminalità a Foggia, perché potrebbero accorciarsi i tempi della giustizia ed offrire così una risposta più veloce alla commissione dei reati . Noi , testimoni dei diritti , ne abbiamo sentito parlare per la prima volta in Consiglio Comunale , durante la seduta monotematica sulla Sicurezza in città ed abbiamo appreso che da più tempo se ne parla e, se davvero può accorciare i tempi della Giustizia nel nostro territorio , senz’altro potrebbe fornire un contributo in termini di sicurezza per i cittadini foggiani ed allora non può che diventare anche UNA NOSTRA PROPOSTA ,anche se , come oggi ci è stato detto , troppi sono gli interessi economici che la contrastano . Si è parlato ancora dell’affollamento delle carceri da parte di immigrati clandestini, di custodia cautelare e arresti domiciliari, di mafia e criminalità organizzata, del sistema di protezione di chi collabora con la giustizia, … Il giudice ci ha invitati a non sentirci mai abbandonati dalle istituzioni, sebbene la realtà sia abbastanza sconfortante sotto il profilo economico e sociale da indurre gran parte delle intelligenze nostrane ad emigrare per vedere riconosciute le proprie capacità. Ha sottolineato anche che, se tutti o anche una sola parte di noi denunciasse le disfunzioni o le illegalità, ci sarebbe poco spazio per la criminalità organizzata Nell’Aula della Corte di Assise abbiamo avuto modo di conoscere anche il Presidente del Tribunale che ha assistito in parte alla nostra chiacchierata . Egli ha concluso sostenendo che non bisogna mai perdere di vista la Fede, quella che al di là di ogni razionale ed umano sforzo, può spingerci a fare meglio e credere in una società rinnovata. Ha voluto accanto a sé le insegnanti sulla scanno dei Giudici della Corte di Assise per un processo immaginario , senza imputati , senza Pubblico Ministero , senza avvocati , ma con piccoli testimoni … dei diritti , seduti tra i banchi della difesa e chissà … forse qualcuno , in quelli dell’accusa . A fine mattinata . un giretto per i corridoi e le aule del settore civile del Tribunale ci è stato concesso , grazie alla collaborazione di una mamma – avvocato .

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