Dichiarazione universale dei diritti umani: la scuola Mino da Fiesole classe II B testimonia l'articolo 23
Articolo 23
Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell'impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro
la disoccupazione.
Ogni individuo, senza discriminazione, ha diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro.
Ogni individuo che lavora ha diritto ad una rimunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale.
Ogni individuo ha diritto di fondare dei sindacati e di aderirvi per la difesa dei propri interessi.
vai al video realizzato dalla scuola
11
marzo
2012
I diritti calpestati. Storia di Mira
Abbiamo incontrato Mira, una signora originaria della ex Jugoslavia che adesso vive a Fiesole per ascoltare la sua storia.
I Diritti
calpestati
Storia di Mira e della sua dignità
Mira è immigrata in Italia circa 20 anni fa dalla ex jugoslavia perché nel suo Paese c’era una guerra
civile. Questa si era creata quando
decadde il potere forte che teneva uniti tutti gli stati in una
confederazione.
Da quel momento quegli stati combatterono per avere il
predominio l’uno sull’altro.
La guerra durò per ben sei anni durante i quali ci fu un
genocidio.
Prima della guerra Mira aveva una vita bella e felice,era
laureata in psicologia ed aveva un buon impiego.
Quando scoppiò la guerra, la sua vita cambiò perché lei
viveva a Sarajevo, la capitale,che fu assediata e bombardata giorno e notte.
Dopo molti mesi, ad aiutare le persone civili intervenne
l’ONU che portò via con un convoglio donne, bambini, anziani; fra loro c’erano Mira e i suoi due figli.
Suo marito rimase prigioniero e, quando tutto fu finito
dovette rimanere in patria perché, essendo un ingegnere chimico, lo Stato aveva
bisogno di lui.
L’uomo è deceduto l’anno scorso per una malattia presa
durante la prigionia ed era venuto in Italia a trovare moglie e figli
pochissime volte dopo la guerra..
Mira, dopo essersi trasferita in Italia da profuga, cercò
lavoro ma non richiese l’asilo
politico perché se lo avesse fatto, non sarebbe mai più potuta tornare nel suo
Paese: lei non voleva togliersi questa possibilità per il futuro.
Il suo primo soggiorno in Italia fu in un paesino vicino a
Napoli ,in Irpinia. Lì la gente la accolse con molto amore perché sapeva cosa
vuol dire soffrire per aver perso tutto ciò a cui teneva nella vita ( avevano
subito il famoso terremoto degli anni ‘80).
Fu qui che Mira riuscì ad avere il suo primo lavoro in una
fabbrica un po’ lontana da casa …
Decise di scegliere di fare il turno dalle 6 di mattina alle
14 perchè questo le permetteva di
essere a casa quando i suoi due
figli di 12 e 10 anni tornavano da scuola.
Così i due ragazzi frequentarono le scuole medie e il Liceo
in Irpinia dove i compagni furono molto accoglienti e insegnarono loro la lingua italiana. Impararono molto in
fretta e arrivarono con ottimo
profitto all’Università di Firenze.
Hanno entrambi superato l’Università a pieni voti e uno dei due è riuscito a finire gli
studi grazie alla borsa di studio ottenuta per il suo ottimo profitto.
Durante i suoi primi anni in Italia Mira non poteva sapere
niente del suo Paese né dei suoi cari perché non era permesso far uscire
notizie da là; qualcosa lo veniva a sapere dai telegiornali italiani ma della
sua famiglia non sapeva nulla.
Dovette aspettare la fine della guerra per correre subito a
Sarajevo col primo traghetto e lo spettacolo che vide fu tremendo: la città che
prima era bellissima,ora era completamente distrutta.
Per fortuna la sua famiglia era tutta salva!
Al suo ritorno in Italia, dove ormai i suoi figli si erano
inseriti, Mira cercò di nuovo lavoro e, nonostante la sua laurea in
psicologia,ha accettato lavori umili e li ha svolti sempre col massimo impegno
e dedizione. Anche i suoi
figli hanno fatto molta fatica , ma alla fine hanno ottenuto la cittadinanza
italiana e un ottimo impiego.
Oggi hanno la loro famiglia qui a Firenze e Mira è ormai
pensionata.
Mira ci ha fatto riflettere sul fatto che un immigrato è un
essere umano che per questo ha diritto al rispetto e ad essere aiutato.
Chi fugge dalla propria patria può farlo per una guerra, per
fame,per le malattie, arriva qui con la speranza di stare meglio e non si deve
subito respingerlo ma capirlo ed
aiutarlo.
In poche parole tutti noi dobbiamo ricordarci semplicemente di mettere in atto i principi dei Diritti
Umani.
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IIb - IIS di I grado "Mino da Fiesole" -
ha commentato:
La storia di Mira è profondamente entrata nel cuore di tutti i ragazzi Silvia