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Dichiarazione universale dei diritti umani: la scuola Fratelli Sommariva testimonia gli articoli 1 e 2


Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 2
Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

 

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03 marzo 2010 Bosnia
III B - Un'altra tragedia umanitaria vista dai nostri occhi, per dare voce ad una donna appartenente ad una minoranza, i Rom, durante la terribile guerra nell'ex-Jugoslavia. Noi l'abbiamo trasformata in un'intervista. Buona sera a tutti. Abbiamo con noi Sasha, una signora bosniaca di etnia Rom, che è stata costretta a fuggire dal suo Paese. Raccontaci un po’ la tua storia: come mai sei stata costretta a scappare? Sono dovuta fuggire dal mio Paese per colpa dell’invasione dei Serbi. Il mio tormento iniziò nell’autunno 1992. Cosa è successo nel 1992? La guerra in Iugoslavia. Nell’autunno del 1992 la mia città è stata assalita dai Serbi. Io e la mia famiglia siamo riusciti a scappare. Non potrò mai dimenticare il rumore dei mitra e le urla della gente. E poi, cosa avete fatto? Assieme con altri siamo scappati fino all’alba; ci siamo presentati alla caserma di un vicino villaggio dove i soldati ci hanno ospitato per 3 o 4 giorni. Dopo di che siamo stati portati a Sarajevo. Siete stati accolti bene? Sì, eravamo in 11 in una piccola casa, ma almeno eravamo salvi e insieme. Siamo stati tranquilli fino al 16 marzo 1993 quando, mentre tornavo a casa dai miei figli con mio marito, ho udito una raffica di mitra. Mi sono girata e ho visto mio marito per terra in una pozza di sangue. Dopo ho sentito un colpo alla testa e questo è il mio ultimo ricordo della giornata...quando mi sono svegliata in ospedale mi hanno detto che ero stata colpita da un proiettile vagante. Sono stata dimessa dopo 10 giorni e sono immediatamente tornata dai miei figli. In seguito, con loro ho patito la fame e il freddo! Ho resistito finché ho potuto, ma nel 1996 mi sono rifugiata in Italia E come ti trovi adesso in Italia? La situazione non è rosea, ma non mi lamento. Adesso vivo in un campo nomadi, in una roulotte e divido la mia miseria con tanta altra gente come me. I meccanismi della burocrazia sono talmente complicati che nemmeno li capisco, ma, in confronto a ciò che ho patito a poche centinaia di chilometri di distanza, qui vivo benissimo. Il tuo racconto è stato davvero commovente; ci hai fatto capire come la guerra sia indifferente alle sofferenze umane. Grazie di essere stata con noi, Sasha, e buona fortuna

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