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Dichiarazione universale dei diritti umani: la scuola Fratelli Sommariva testimonia gli articoli 1 e 2


Articolo 1
Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Essi sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.
Articolo 2
Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.

 

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05 febbraio 2010 Arianna M., classe 3^C
In Italia le donne hanno pari dignità sociale e uguale diritti rispetto al genere maschile; sono ancora presenti le differenze salariali a svantaggio delle donne, ma stanno per fortuna scomparendo tra le nuove generazioni di lavoratori. Le donne possono usufruire del diritto del pensionamento cinque anni prima rispetto ai colleghi uomini, anche se questa possibilità verrà probabilmente, in un futuro molto prossimo, purtroppo eliminata. Il tasso di disoccupazione femminile rimane comunque più elevato di quello maschile.

Il primo traguardo delle donne è stato il diritto di voto per il quale si batterono le cosiddette “suffragette”. In seguito ai conflitti, durante i quali le donne avevano rimpiazzato nel lavoro molti uomini mandati al fronte, esse ottennero maggiore ruolo in società e possibilità lavorative fuori dalla famiglia. Le suffragette non si batterono solo per il diritto di voto universale, ma anche per l’emancipazione, cioè per il diritto di non essere più sottomesse all’uomo.

 Nei paesi occidentali, altri traguardi importanti sono stati la possibilità di divorziare, la legalizzazione dell’aborto, l’indipendenza economica, seppure questi due ultimi abbiano anche risvolti innegabilmente negativi. Le conquiste giuridiche non sono però avvenute ovunque: le condizioni sociali talvolta non permettono alla donna di raggiungere il livello degli uomini.

Nei paesi in via di sviluppo, ad esempio nelle zone rurali dell’Asia, avviene tuttora la soppressione dei neonati di sesso femminile e anche l’aborto di feti.

In Italia nonostante il dibattito relativo alla presenza in politica delle donne, queste ultime sono ancora poco attive nella vita politica del paese. Sul totale di persone che hanno svolto attività gratuita per un partito politico, circa solo un quarto sono donne. Il numero di parlamentari donne in Italia è coerente con tale tasso di partecipazione alla vita politica, quindi ancora troppo basso.

Per la legge islamica la donna è uguale all’uomo, ha gli stessi doveri e diritti, non c’è per essa alcuna discriminazione nella vita.  I problemi cominciano quando dal campo religioso si passa a quello sociale: finché la donna rimane in famiglia, è sottoposta all’autorità del padre, quando si sposa, passa sotto l’autorità del marito. In conclusione il cammino per il raggiungimento dell’effettive parità uomo-donna è ancora lungo, sia nei Paesi più sviluppati che in quelli più poveri.            

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