04 gennaio 2010 Le prime donne elette nel parlamento italiano
Le prime deputate italiane furono complessivamente 21 su 556. cioè poco meno del 4%. Nove erano comuniste, nove democristiane, due socialiste e una era stata eletta tra i candidati dell'Uomo Qualunque. Molte avevano preso parte alla Resistenza, pagando spesso personalmente e a caro prezzo le loro scelte, come Adele Bei, Teresa Noce e Rita Montagnana. La prima delle elette fu l'onorevole Bianca Bianchi, di Firenze, socialista, professoressa di Filosofia, con 15.000 preferenze. Dal Risorgimento liberale del 26 giugno, giorno successivo all'apertura dei lavori della Costituente, risulta la descrizione dell'abito dell'onorevole Bianchi: "Vestiva un abito color vinaccia e i capelli lucenti, fluenti e sciolti sulle spalle, che le conferivano un aspetto d'angelo. Vista sull'alto banco della presidenza, dove salì con i più giovani colleghi a costituire l'ufficio provvisorio, ingentiliva l'austerità di quegli scanni". Nel gruppo delle comuniste ricordiamo anche la giovanissima Nilde Iotti, che era stata durante le Resistenza prima responsabile dei gruppi di Difesa della donna e poi porta-ordini; fu senz'altro la donna più importante nella storia politica del Paese fino al 1992, anno in cui terminò il mandato come Presidente della Camera. In fondo ancora oggi la presenza femminile nel Parlamento italiano è scarsa; infatti in Senato raggiunge il 14%, mentre alla Camera il 17,1 % (datiriferiti alla XV legislatura). Vorremmo chiedere alla senatrice Amati un suo parere in merito a questi dati, vista la sua esperienza politica di donna.Gruppo femminile della III A
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36 sostenitori
Sen. Silvana Amati
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BREVI RIFLESSIONI SULLA PRESENZA DELLE DONNE NELLE ASSEMBLEE PARLAMENTARI Nonostante siano passati ormai più di sessant'anni da quando le donne hanno ottenuto il diritto al voto e quindi la possibilità di eleggere e di essere elette, resta alto il divario tra la presenza delle donne nelle Istituzioni rispetto alla società della quale rappresentiamo più del 50% e dove lavoriamo ormai in tutti i campi, sia nel pubblico che nel privato. C'è peraltro una grande differenza tra il nostro Paese e gli altri Paesi della Comunità Europea e non solo. L'Italia resta fanalino di coda anche confrontandosi con Paesi del cosiddetto terzo e quarto mondo, per la presenza di donne nelle Istituzioni. E' significativo il fatto che nei Paesi del Nord Europa, là dove è compiuta la partecipazione delle donne al potere politico ed economico, il lavoro di cura, cioè dedicarsi alla famiglia, ai figli, agli anziani, è ripartito più equamente tra uomini e donne da più di trent'anni. La democratizzazione della famiglia è l'obiettivo alto a cui tendere perché in particolare con questo si potrà realizzare una vera pari opportunità. Se ci sono poche donne Sindaco, Consiglieri Comunali, Provinciali e Regionali e Parlamentari, lo si deve anche al fatto che dove c'è una donna non c'è un uomo e quindi a parità di impegno, anzi anche quando le donne dimostrino maggiore attitudine, è difficile che si conquisti quel posto di rappresentanza che evidentemente viene sottratto alla metà del cielo maschile. Parlare di riequilibrio della rappresentanza, cioè del fatto che le donne possano essere nei luoghi di decisione in numero corrispondente alla loro presenza nella società, vuol dire quindi garantire il rispetto delle regole della democrazia nel nostro Paese. Non è un caso che da anni si propone di intervenire anche sulla definizione strutturale dei bilanci nei diversi ordini e gradi delle Istituzioni. Parlare infatti di "bilanci di genere" vuol dire anche costruire la gestione complessiva degli enti di riferimento mettendo al centro una visione "al femminile" e dando ruolo e valore alle questioni del quotidiano e del sociale che spesso non risultano al primo posto nel quaderno degli impegni istituzionali, mentre, certo lo sono, nella vita di tutti i giorni per la maggioranza delle cittadine e dei cittadini. Solo la presenza delle donne nei centri di decisione e nelle Istituzioni può consentire di affrontare con decisione queste tematiche che fino ad oggi sono rimaste in secondo piano. Il lavoro fatto dagli studenti dell'Istituto comprensivo Tacchi Venturi di San Severino certamente servirà a far crescere la consapevolezza di sé e dei propri diritti alle studentesse e a far guardare con ottica nuova la realtà del nostro Paese anche ai ragazzi, futuri mariti, futuri padri, e quindi comunque obbligati a confrontarsi sui temi della parità.