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Dichiarazione dei diritti umani: la scuola Tacchi Venturi testimonia l'articolo 2
Articolo 2
Ad ogni individuo spettano tutti i diritti e tutte le libertà enunciate nella presente Dichiarazione, senza distinzione alcuna, per ragioni di razza, di colore, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica o di altro genere, di origine nazionale o sociale, di ricchezza, di nascita o di altra condizione. Nessuna distinzione sarà inoltre stabilita sulla base dello statuto politico, giuridico o internazionale del paese o del territorio cui una persona appartiene, sia indipendente, o sottoposto ad amministrazione fiduciaria o non autonomo, o soggetto a qualsiasi limitazione di sovranità.
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25
marzo
2010
Cina: donne in fuga dalle campagne e dai suicidi - 2° parte.
Chi fugge e se ne va, ha dunque in sé un forte spirito vitale ma l'approdo alla metropoli mette a durissima prova. La ricerca di una casa non è facile per nessuno, ma per le donne sole è un'impresa ancor più dura. In genere i migranti si sistemano in periferia, oltre il quarto anello o nei vecchi quartieri dei vicoli, gli hutong, dove le case sono destinate prima o poi ad essere demolite. A metà dicembre, ad esempio, è iniziato l'abbattimento di 22 villaggi abitati da migranti che si trovavano sull'area destinata agli impianti per le Olimpiadi del 2008. Il Centro cerca di dare una mano, fa pressioni sul governo affinché costruisca abitazioni anche per i mingong. Ma il compito è improbo e gli appelli cadono nel vuoto.
Quanto al lavoro tanto inseguito, se gli uomini sono occupati prevalentemente nell'edilizia, al nero, le donne si impiegano soprattutto nei servizi, come cameriere o come colf, settori nei quali non è previsto dalla legge neppure uno straccio di contratto o di tutela. E alle donne che fanno le operaie non va certo meglio. Spesso assunte da fabbriche clandestine, sono sfruttate all'estremo e maltrattate. Paradossalmente, spiega Han Hui Min, se la fabbrica è registrata a termini di legge, si può intervenire legalmente contro gli abusi. Se, come accade di frequente, non lo è, è impossibile difendere le donne.
Una cameriera prende dai 500 ai 700 yuan (un euro equivale a circa dieci yuan), un'operaia può arrivare a 900, ma lavora 12 ore filate. Fino a poco tempo fa dilagava la pratica barbarica di non pagare neppure i mingong, approfittando della loro impossibilità di difendersi. Poi hanno cominciato a moltiplicarsi e a fare scalpore i casi di migranti che protestavano minacciando il suicidio con gesti clamorosi, come gettarsi dai palazzi in costruzione, talvolta passando all'azione. Il governo è finalmente intervenuto. I casi di insolvenza, che ammontavano a decine di miliardi di yuan in tutto il paese, si sono ridotti, anche se non sono certo scomparsi.
Il Centro offre assistenza legale, grazie ad avvocati e studenti volontari. Ma bisogna che le vittime siano consapevoli dei loro diritti e abbiano la forza di affermarli. Un ostacolo è anche la decorrenza dei termini: se non si fa causa entro 60 giorni dalla data dell'abuso subito, si perde ogni possibilità di avere giustizia. Un altro problema femminile assai grave è la salute, dice Han. Curarsi costa caro e le donne si trascurano, con gravi conseguenze.
Il Migrant Women's Club è nato dieci anni fa, sulla spinta impressa dal Forum mondiale delle donne tenuto a Pechino nel 1995, e oggi vi fanno ricorso circa 10 mila migranti all'anno. Ciò rivela quanto poco impegno in realtà venga profuso dalle istituzioni nella soluzione dei problemi di quei milioni di donne che «fluttuano» attraverso la Cina, fantasmi servizievoli che nessuno vuole vedere.
Simone e il gruppo maschile, 1° D.
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